PROGETTO RICARICA

Come favorire questo processo

Uno dei motivi per il quale un cittadino è restio all’acquisto di un modello elettrico e le  organizzazioni, pubbliche o private non scelgono la  “tecnologia dell’elettrico” per le loro flotte, è la paura di rimanere “in panne”. Si teme infatti che l’autonomia delle batterie del veicolo elettrico non sia sufficiente a soddisfare le proprie necessità.

Le batterie oggi disponibili su base industriale sono quelle al piombo, al nichel-cadmio, agli ioni di litio, ai polimeri di litio e al sale.  Molte altre alternative sono allo studio ma quanto già presente sul mercato è sufficiente a garantire l’autonomia necessaria a coprire le distanze percorse degli utenti. Alcune ricerche condotte in Europa hanno infatti dimostrato che il 60% dei guidatori percorre meno di 30 Km al giorno e più del 90% non  supera i 100 Km. Le batterie odierne dei veicoli elettrici riescono quindi a soddisfare più del 90% dei bisogni di mobilità.

In tema di processi di ricarica delle batterie, sono da evidenziare i notevolissimi progressi avvenuti negli ultimi anni, legati all’incredibile evoluzione tecnologica delle batterie stesse. Oggi l’industria può contare su numerose tecnologie che vanno dal tradizionale Piombo (con varianti assai performanti), al Nichel, al Litio, ai polimeri di litio ecc.

Purtroppo la ricarica in tempi brevi per la maggior parte delle batterie spesso non può essere realizzata a causa  della ridotta potenza disponibile in prelievo disponibile presso le abitazioni private: il contratto tipico ad uso privato è infatti di circa 3-6 KW. Questo fa si che la potenza da dedicare alla ricarica di un veicolo si aggiri intorno 0.8-1,5 KW, con la conseguente impossibilità di effettuare una ricarica veloce.

La nostra missione è quella di offrire tutti gli strumenti utili affinché l’utente possa utilizzare i sistemi di ricarica più idonei all’utilizzo del proprio veicolo elettrico.

Siamo solo agli inizi di un lungo percorso, perchè il mercato delle e-cars necessita un impegno da parte delle amministrazioni pubbliche ancora più significativo. Il Congresso statunitense ha approvato un taglio delle tasse di 7.500 dollari per chi acquisterà un'auto a emissioni zero, la Gran Bretagna di 5.000 sterline, la Francia ha varato incentivi fiscali per 5.000 euro e il Giappone per 700.000 yen. La Danimarca ha previsto un taglio di tasse pari a 40.000 dollari e offre parcheggio gratuito nel centro di Copenaghen per tutti i possessori di veicoli elettrici. Occorre scommettere su tre principi per realizzare i nostri obiettivi: la crescita del prezzo del greggio, il sostegno dei governi alle auto a emissioni zero e il cambiamento delle abitudini dei consumatori.

Ma quanto deve cambiare l’auto, per diventare elettrica?

Meno di quello che si pensa. Anzi, anche con la sola tecnologia presente ad oggi, la trazione elettrica crea meno problemi rispetto a quelli delle vetture convenzionali. In primis il motore elettrico è più compatto e semplice di un normale propulsore a combustione interna: le dimensioni sono inferiori,  gli accessori esterni ridotti, non necessita di radiatore e relativa pompa ad acqua e tanto meno di turbo e intercooler.

E poi, niente cambio con la sua ingombrante campana e frizione all’estremità. Certamente, va tenuta in considerazione la necessità di realizzare ad hoc alcuni servizi secondari in carico al motore, tipo l’azionamento della pompa del servofreno, che di norma utilizza la depressione che si crea nel collettore di aspirazione, e che nella circostanza deve essere necessariamente ad azionamento elettrico.

Lo scenario è cambiato radicalmente nel giro di pochi anni: prima con l’avvento delle batterie al nickel e poi con quelle agli ioni di litio, vera e propria chiave di svolta dell’auto elettrica. Attualmente lo spazio sottratto dalla presenza delle batterie non è molto di più di quello richiesto dal serbatoio della benzina, almeno se si accettano le limitazioni di autonomia di cui si parla in questa prima fase: non più di 150-200 km.

I sessanta milioni di automobili prodotte ogni anno nel mondo – una ogni cento persone – usano in larghissima prevalenza petrolio (sotto forma di benzina), gasolio e in misura minore gpl (gas di petrolio liquefatto). In proporzioni impercettibili quasi, ci sono auto a metano e ad etanolo (o in genere ad agro carburante). Il motivo del successo del petrolio è la straordinaria facilità con cui si trova, si raffina, si trasporta e si conserva.